Insediamenti certi, di coloni bavaresi sulle nostre montagne sono documentati dallo storico Carlo Cipolla che ne "Le popolazioni dei XIII Comuni Veronesi" (1881) , cita un dettagliato documento custodito presso l'archivio parrocchiale di Roverè, datato 5 febbraio 1287. Questo e altri documenti demolirono la tesi cara ai letterati del Rinascimento che innamorati del mito della romanità vollero vedere in queste popolazioni i resti dei Cimbri sconfitti dall’e sercito del console Caio Mario nel 101 a.c. Varie fonti storiche sostengono invece che la sconfitta avvenne nei pressi di Vercelli nella piana dei Campi Raudi. Infatti non ci fu alcun ritrovamento nel territorio di Verona che potesse far pensare a quella sanguinosa battaglia che annientò i Cimbri.
Perché allora quei coloni bavaresi vennero denominati Cimbri che Cimbri non erano. Tutto nacque da un equivoco ed una errata interpretazione della parola con la quale essi si definivano "Zimber" ovvero boscaiolo, artigiano del legno. "I pi an zimber un i reide tautsch!" "Io sono un boscaiolo e parlo tedesco". Quindi si definivano boscaioli parlanti tedesco.
Va da sè però, che nella pronuncia dei forestieri, zimber si trasformò in tzimber, cimber e infine nel termine "Cimbro" che prese poi l'accezione di popolo e lingua. Come dire : gli italiani parlano italiano e i cimbri parlano cimbro.

Documento del 1287

Con il documento del 5 febbraio 1287 , il vescovo scaligero Bartolomeo della Scala stipula un contratto di locazione con Olderico da Altissimo e Olderico dell'episcopato di Vicenza due capi comunità tedeschi provenienti dal vicentino. Viene loro dato in concessione un vasto territorio della Lessinia con i seguenti confini: a ovest la Val Squaranto da Azzago a Pigozzo a nord i Monti Lessini del Comune di Verona, a est Velo, San Mauro di Saline Moruri e Cancello. I due Olderici vi si insediano con tutti i loro sèguiti: uomini, donne, bambini, armenti: (capre, pecore, vacche , maiali.) (Pare che la vacca di razza "burlina" sia stata introdotta in Veneto durante queste migrazioni).
Il loro compito è quello di lavorare queste terre incolte: dissodare il terreno, creare pascoli per il bestiame, incrementare l’allevamento ovino per la produzione della lana , della quale a Verona in corte Sgarzerie vi era il mercato,tagliare i boschi, produrre legname e carbone per la città di Verona e Venezia, sia per soddisfare i bisogni domestici che il funzionamento di fucine e magli.
Il contratto è ben dettagliato: dura ventinove anni (rinnovabili) e prevede fra le altre cose la costruzione di masi , con un pertinenza di 25 campi ciascuno, di chiese, nonché il diritto ad un prete tedesco da loro scelto e mantenuto. (La figura del prete è molto importante perché è l’unico che conosce sia la lingua tedesca che latina, indispensabile nei rapporti con il potere, i notabili, il clero. (Questa prerogativa venne a cessare nella seconda metà del 1500 in seguito al Sacro Concilio di Trento, (1545 / 1563 ) che temendo la diffusione del protestantesimo, allontanò dal mondo cattolico tutto ciò che riguardava il mondo germanico scoraggiando anche l’uso della lingua). Possono inoltre mantenere le proprie abitudini e tradizioni . In forza del duro lavoro che svolgono godono di alcuni privilegi: non pagano il dazio sul sale e sulla lana che in parte possono filare in proprio per i bisogni familiari , mentre la rimanente viene portata alle sgarzerie di Verona dove una volta lavorata viene esportata in vari paesi europei.
Inoltre sarà cura del Vescovo fare in modo che non paghino tributi o dazi alla città di Verona . Sono esenti da prestazioni militari a meno che la città di Verona non faccia l'esercito generale al quale devono prendere parte come cittadini. Ai due Olderici viene conferita dal Vescovo la prestigiosa onorificenza di: Castaldi Vescovili. Come amministratore da parte del Vescovo, c'è un gastaldione che tiene i rapporti con i coloni, amministra la giustizia, riscuote affitti decime ecc.
Nel 1376 il Vescovo di Verona Pietro della Scala rinnova il contratto . Non son stati ritrovati documenti attestanti il rinnovo degli anni 1316 - 1346.

Espansione degli insediamenti

Gradualmente e con successive immigrazioni gli insediamenti si estendono su tutta la Lessinia, fino a formare importanti corpose comunità. Da un privilegio di Cangrande della Scala del 1326 risulta che i tedeschi sono presenti nei territori di : Roverè, Velo, Azzarino, Campo Silvano, Sprea, Calavena, Scandolara, Selva di Progno, Carcaro e Frizzolana. Alla fine del 1300 sono presenti anche in Val di Porro ed Erbezzo.

In una pergamena conservata presso l'archivio di Stato di Verona e datata 10 gennaio 1333 si legge che l'abate Castellano del monastero dei frati benedettini di San Pietro in Calavena, in una pubblica dichiarazione stipula una convenzione con le famiglie cimbre situate al di sopra della Badia. Tale convenzione definisce la loro posizione giuridica e legalizza la loro permanenza in quei territori. D'altro canto i monaci vedono di buon'occhio queste genti che definiscono onesti e laboriosi. Questo documento rafforza la tesi che a quella data l'elemento tedesco fosse già presente in maniera consistente in alta Val d'Illasi.

L’ARRIVO DEI "CIMBRI"